I ricordi sono un bene prezioso, parola di Gianni Golfera

Secondo l’esperto Gianni Golfera ‘noi siamo quello che ricordiamo’, quindi lo sviluppo della memoria e gli eventi vissuti nel corso dell’infanzia hanno un potere molto forte nella crescita, anche quelli vissuti alla tenerissima età di due anni, stando all’ultima ricerca pubblicata in materia.

Se ci fermiamo a pensare quali possono essere i primi ricordi da bambini che rammentiamo potremmo aver delle belle sorprese. Può trattarsi del primo viaggio in treno, di un episodio accaduto in casa o in un luogo di villeggiatura, di una gita o di un’avventura trascorsa assieme ad altri bambini. Secondo la comunità scientifica, i ricordi che vengono rammentati da adulti sono accorsi tra i 3 e i 4 anni di età, perché questo è il periodo durante il quale i primi ricordi di sedimenterebbero nelle memoria a lungo termine.

E’ interessante notare che una ricerca eseguita dall’Università di Otago in Nuova Zelanda ha ‘accorciato’ questo parametro di età e lo ha portato a 2 anni. Proprio così, perché secondo lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Child Development, alcuni bambini sarebbero in grado di ricordare episodi di vita avvenuti anche a due anni.

Il ricordo diventerebbe inoltre più vivido se di questi episodi se ne era parlato con qualcuno, specialmente con i genitori.

Per definire la ricerca, gli studiosi hanno dato a un campione di bambino una sorta di ‘scatola magica’ fatta ad incastri da eseguire e i piccoli di età compresa fra i 21 mesi e i 57 mesi ci hanno giocato per due giorni. Al terzo giorno veniva chiesto loro di parlare del gioco e per premiare il loro impegno è stata consegnata una bella medaglia di partecipazione.

La medaglia ricopre un ruolo fondamentale nella ricerca, perché a distanza di sei anni gli stessi ricercatori hanno mostrato ai bimbi la stessa medaglia, chiedendo loro se si ricordavano quando l’avevano ricevuta.

I risultati sono stati molto interessanti, perché alcuni bambini se la ricordavano perfettamente, tanto da legarla all’evento della ‘scatola magica’. Il ricordo era impresso nei bambini più grandi ma anche in quelli che all’epoca dello studio avevano due anni.

Il comune denominatore era legato dal fatto che i bambini di tutte le età avevano parlato con i genitori di quell’esperienza, quindi essa si era sedimentata nella memoria a lungo termine dei piccoli, anche di quelli che avevano partecipato al gioco a un’età di due anni, quando la memoria a lungo termine non dovrebbe essere fisata secondo le convinzioni comuni della comunità scientifica.